Essere scuola all’Elba, un tavolo di confronto

Sono alcune delle domande, come si legge in una nota dell’Isis Foresi di Portoferraio, a cui si cercherà di rispondere nell’incontro che si terrà lunedì 9 Settembre alle ore 15 nell’Aula Magna della sede del Grigolo, a Portoferraio. « Il tavolo tecnico che ho proposto servirà per dare un contributo alla costruzione e all’implementazione di una comunità scolastica elbana coesa e ben orientata al fine di rappresentare, presso le sedi istituzionali e politiche competenti, le legittime istanze della Scuola elbana».

«Da questa bellissima isola, che è un vanto del nostro Paese, voglio inviare un saluto speciale, non soltanto ai bambini e agli studenti di Portoferraio e dell’Elba, ma a tutti coloro che vivono nelle piccole isole, nelle aree interne, nei piccoli centri lontani dalle metropoli. Le istituzioni, che chiedono, legittimamente, il rispetto dei doveri, hanno l’onere di assicurare a tutti, ovunque, le stesse opportunità.

Rivolgo a tutti un saluto di grande cordialità, al Ministro, che ringrazio per le sue parole, al Presidente della Regione, al Presidente della Provincia, a tutte le autorità, al Sindaco di Portoferraio e ai sindaci degli altri sei comuni dell’isola e – attraverso loro – a tutti i concittadini. Vorrei salutare e ringraziare la Preside Battaglini che ci ospita in questa splendida scuola e l’Istituto ‘Giuseppe Cerboni’. Desidero ricordare Fabrizio Frizzi, che, per molti anni, è stato il conduttore, sensibile ed entusiasta, della festa d’avvio dell’anno scolastico. Ringrazio Claudia Gerini e Flavio Insinna, che stanno conducendo in maniera brillante questa festa.

Assicurare l’istruzione è un dovere inderogabile della Repubblica. La scuola è un patrimonio comune e come tale va curato da tutti nel nostro Paese. La scuola è anche una cartina al tornasole, un barometro della nostra concreta condizione di giustizia, di libertà, di uguaglianza tra le persone. La scuola deve unire e non dividere o segregare.

La scuola deve moltiplicare le opportunità, non ridurle. La scuola deve generare amicizia, solidarietà, responsabilità e mai seminare odio, rancore, volontà di sopraffazione, discriminazioni di qualunque genere. Guardando alla scuola dobbiamo essere consapevoli di limiti e lacune che siamo chiamati a colmare. È nostro compito contrastare il circolo vizioso tra povertà economica e povertà educativa.

Ogni sforzo va compiuto per rompere questa spirale. La scuola non può rinunciare a essere un motore di mobilità sociale. Una scuola che funziona bene può aiutare il Paese a togliersi le ingessature. Ciò non vuol dire che vada attenuata la cura per i talenti.

È vero, ma ha anche grandi qualità, e insegnanti valorosi che dedicano impegno e non risparmiano sacrifici anche quando le condizioni non sono quelle desiderate, come oggi ha ricordato il Ministro. Una prova di questa qualità sono gli italiani che si fanno strada con successo nelle università di tutto il mondo, che sono parte di prestigiosi gruppi di ricerca, che conseguono premi e riconoscimenti di valore mondiale. Il premio è anzitutto un attestato di merito per i suoi studi, per i suoi meriti. Ma è anche un premio alla scuola italiana, capace di far crescere giovani di così grande qualità.

Al tempo stesso, però, deve poter contare sulla collaborazione delle famiglie. Condivisione, partecipazione, dialogo, fiducia sono elementi decisivi per consentire alla scuola di raggiungere i suoi obiettivi. Non possiamo ignorare che qualcosa si è inceppato, che qualche tessuto è stato lacerato nella società. Alcuni gravi episodi di violenza – genitori che hanno aggredito gli insegnanti dei propri figli – rappresentano un segnale d’allarme che non va sottovalutato.

Il genitore-bullo non è meno distruttivo dello studente-bullo, il cui rifiuto, come ci è stato efficacemente mostrato poc’anzi, cresce sempre di più nell’animo degli studenti, a scuola e nel web. Gli strumenti digitali possono amplificare violenze e soprusi, anche in modo drammatico. Sono vicino al profondo dolore della famiglia del giovane Igor Maj per questa morte assurda e crudele. Dobbiamo chiederci che cosa va fatto per evitare tragedie di questo genere.

Le fragilità dei nostri giovani devono poter essere accompagnate e sostenute, poste al riparo da insidie gravi, talvolta mortali, veicolate sulla rete. Le famiglie non possono essere lasciate sole in questa opera. La scuola può far molto per aiutarli. Gli adulti, tuttavia, devono cercar di tenere il loro passo e di accompagnarli.

Una comunità che si rispetti deve saper proteggere i propri giovani da simili insidie. Governo e Parlamento sono chiamati ad affrontare questo problema sociale. Occorre far presto perché questo non è tema che possa scivolare tra le varie ed eventuali dell’agenda pubblica. Da questa bellissima isola, che è un vanto del nostro Paese, voglio inviare un saluto speciale, non soltanto ai bambini e agli studenti di Portoferraio e dell’Elba, ma a tutti coloro che vivono nelle piccole isole, nelle aree interne, nei piccoli centri lontani dalle metropoli.

Le istituzioni, che chiedono, legittimamente, il rispetto dei doveri, hanno l’onere di assicurare a tutti, ovunque, le stesse opportunità. Ho appena incontrato i compagni di scuola dei ragazzi morti nel crollo del ponte di Genova. I banchi vuoti dei loro amici sono il simbolo più doloroso di quella tragedia inaccettabile. Deve farci sentire tutti, nella nostra Italia, ancor più responsabili e ancor più solidali.

Alessandro

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