GIOVEDI’ IN TRIBUNALE A MILANO L’ISTANZA DI FALLIMENTO DI MOBY -TIRRENIA

Lo invocano senza troppi fronzoli i proprietari del bond da 300 milioni che il gruppo Moby-Tirrenia aveva chiesto e ottenuto alla Borsa internazionale di Lussemburgo nel 2016. Il 70% si è volatilizzato come niente con l’incedere della crisi finanziaria del gruppo Onorato. Non si sa se quel debito verrà mai saldato, la scadenza è al 2023, ma un dato è certo la situazione meteo-finanziaria segna tempesta. La mia fonte è autorevole e racconta dettagli di un’operazione che cederebbe una parte cospicua del patrimonio di Moby-Tirrenia.

La comunicazione è direttamente alla Borsa di Lussemmburgo dove è quotato il bond da 300 milioni fisso da mesi con un meno 70% del valore. E’ in quel momento che la mia denuncia si fa certezza assoluta tanto che i fondi internazionali che aveva rastrellato quel che restava del bond hanno deciso la difesa finale del proprio capitale investito. A far scattare l’operazione congiunta sono le più grandi società specializzate in fondi in difficoltà a livello mondiale. La prima a farsi avanti dovrebbe essere stata la Cheyenne Capital, società leader sul sistema finanziario con sede a Cheyenne, la capitale e più popolosa città dello Stato del Wyoming, e capoluogo della contea di Laramie.

Per portare i documenti nel palazzaccio milanese non si sono rivolti all’avvocato sotto casa. A firmare l’operazione legale è uno dei più grandi studi legali finanziari al mondo, Dla Piper. Sedi in mezzo mondo, da quella di via dei Due Macelli 66 a Roma a quella in Luxembourg, in Avenue John F. Kennedy a poche centinaia di metri dalla Borsa internazionale dove Onorato ha chiesto e ottenuto nel 2016 un’obbligazione finanziaria da 300 milioni. Un passaggio nevralgico di una vicenda che anticipa altre scadenze e che si inquadra nella legge fallimentare italiana che consente ai giudici di valutare la situazione finanziaria ancor prima che si sia verificato un mancato pagamento.

5, infatti, che ha consentito ai fondi internazionali di entrare dritti dritti nella procedura fallimentare. Si sta intaccando gravemente il patrimonio della compagnia e il rischio è che al momento di risarcire gli investitori internazionali non ci sia più niente. Uno scenario che dovranno valutare i giudici a partire dal Presidente del Tribunale fallimentare di Milano Alida Paluchowski, che ha preso in mano la richiesta dei fondi internazionali. Probabilmente un’accelerazione delle procedure che potrebbe consentire al Tribunale di bloccare le vendite sia delle due navi già promesse alla danese DFDS che di eventuali altri traghetti.

Non è escluso, infatti, che Onorato stia trattando la vendita di altre due navi, si fanno i nomi della Raffaele Rubantino e dell’Athara, la prima in servizio sulla Palermo- Napoli e l’altra sulla Olbia – Civitavecchia. Da qui l’esigenza dei giudici di fare chiarezza subito e semmai fissare i paletti di un’amministrazione della compagnia che non prefiguri scenari devastanti tra qualche mese. Certo, Onorato ha preannunciato denunce anche contro i fondi internazionali, ma la mossa rientra nella comprensibile strategia-commedia del negare tutto e riaffermare la propria presunta solidità finanziaria. Non la pensano allo stesso modo i mercati se il bond da 300 milioni ha perso in tre anni il 70% del suo valore.

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