Il Parco Nazionale e la singolare carta del patrimonio storico e archeologico dell'Elba | elbablog.com

Il Parco Nazionale e la singolare carta del patrimonio storico e archeologico dell’Elba

Il Parco Nazionale e la singolare carta del patrimonio storico e archeologico dell’Elba

È ormai noto urbi et orbi che il PNAT ha pianificato scientificamente l’eradicazione di fagiani, di pernici rosse e di altri animali, ma non sembra che altrettanta scienza abbia elargito nei confronti dei beni culturali ai quali pure, ai sensi dell’art. 3 del suo statuto, dovrebbe prestare una cura particolare e un’attenzione prioritaria. Se si dà un’occhiata alla «Carta del patrimonio storico archeologico e delle emergenze culturali dell’Elba», presente nel suo sito ufficiale on line, a dir poco si rimane di sasso. Lacune e imprecisioni sono tante e tali che dopo pochi secondi di analisi ti trovi ad aver accumulato una buona dose di perplessità e di disorientamento.

E pure di imbarazzo se pensi che quella singolare Carta potenzialmente può essere stata consultata e utilizzata, con effetto non positivo per l’isola, da decine di migliaia di persone. Partendo dai reperti preistorici, che nella legenda sono simboleggiati con un color verde pisello, non si può non rilevare l’assenza di siti fondamentali quali Monte Giove, Madonna del Monte, Monte Maolo, S. Bartolommeo, Piane della Sughera, Sassi Ritti, Chiusa Borsella, Monte Cocchero, noti fin dagli anni 60/70 del secolo scorso. La Carta ignora le tombe di Poggio, dell’Aquila, del Bagno, di S. Lucia, dei Magazzini, di Casa del Duca, ecc. ecc.

In compenso la Carta segnala un’immaginaria ‘casa’ etrusca presso La Pila, nel bel mezzo del piano di Campo. L’unico relitto rappresentato è quello di Procchio. Non possiamo tralasciare autentiche leccornie come l’ubicazione di una cava di epoca romana nel centro abitato di Marina di Campo, né il fragoroso oblio delle ampie e vistose cave di granito, romane e medievali, di Seccheto, di Vallebuia, di Pomonte. Il repertorio cartografico di un grande Parco Nazionale, qual è quello dell’Arcipelago Toscano, dovrebbe essere scientificamente ineccepibile, leggibile senza difficoltà, decisamente utile.

Il nostro auspicio è che il Parco pensi di più a uccidere meno bestiole innocue e offra, piuttosto, un serio contributo alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale dell’Arcipelago.

Alessandro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *