Ladri di farfalle nel Santuario elbano | elbablog.com

Ladri di farfalle nel Santuario elbano

Ladri di farfalle nel Santuario elbano

«Non si tratta delle poche aristolochie mangiate dalla capre, – spiegano da Legambiente – che capiscono subito che si tratta di piante velenose e rinunciano dopo i primi assaggi, ma di qualcosa di molto più pericoloso e che ha a che vedere con l’avidità e la stupidità umana. Infatti, su internet girano prezzari con la Zerynthya Cassandra dell’Elba che viene venduta a 30 – 50 euro la coppia, con un netto calo rispetto a poco tempo fa, quando gli esemplari di questi rari insetti venivano venduti a cifre molto superiori, questo potrebbe voler dire che ormai sul mercato sono ora disponibili molte più rare farfalle di questa sottospecie». ««Il problema è che queste rare farfalle endemiche, protette dalla Direttiva Habitat dell’Unione europea, vengono catturate non solo dentro una Zona speciale di conservazione istituita secondo la stessa Direttiva, – aggiunge Legambiente – ma all’interno di una Zona B del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano dove sono vietate la cattura, il prelievo e il disturbo di specie animali e vegetali in base alla legge 394/91 sulle Aree protette e al Piano del Parco. «Ma dai listini delle farfalle – prosegue Legambiente – è evidente che l’Elba non è l’unico punto di interesse dei bracconieri di farfalle e che la Toscana è uno degli epicentri di questo traffico che probabilmente colpisce anche altre aree protette.

A creare questa grande diversità contribuiscono anche una grande quantità di specie endemiche . A questa ricchezza già nota, si deve poi aggiungere una frazione oscura di diversità che ancora rimane ignota e da cui nuove specie o sottospecie vengono continuamente portate alla luce con nuove scoperte. Una recente lista rossa, compilata da un team di esperti italiani in collaborazione con l’International Union for Conservation of Nature, ha valutato che delle 289 specie di farfalle diurne residenti in nel nostro Paese, il 6,3 per cento è minacciato di estinzione e che la maggior parte delle specie italiane in declino sono rappresentate da endemismi italiani come la Zerynthya cassandra linnea, la cui scomparsa a livello locale equivarrebbe alla loro perdita a livello globale». «L’alto tasso di endemismo e la tendenza di queste popolazioni a mostrare un andamento negativo impongono al nostro Paese un’importante responsabilità per la conservazione delle farfalle europee.

Di fronte a questi rischi nazionali e globali, il prelievo di farfalle a scopo di collezione o vendita potrebbe sembrare un problema di entità minore ma il bracconaggio nelle aree protette per rimpinguare il mercato di insetti rari e protetti da norme nazionali ed europee rappresenta un serio rischio». Tutte le specie hanno mercato, ma se il prezzo per le specie più comuni è di pochi euro, le quotazioni salgono drasticamente per le specie più rare come la Zerynthya Cassandra dell’Elba. Si tratta di specie che vivono in ambienti molto ristretti e in piccole popolazioni composte da poche centinaia o migliaia di individui per le quali un prelievo di centinaia o anche solo di decine di individui può incidere significativamente sulla sopravvivenza della popolazione o addirittura della specie intera». D’altra parte, proprio la loro rarità e unicità le rende particolarmente appetibili al mercato delle farfalle.

Inoltre, poiché in Italia non esistono adeguati controlli, il problema del collezionismo diventa più rilevante che per altri Paesi europei». «In un mondo in cui gli insetti stanno sparendo – dichiara Legambiente – non possiamo permetterci di mettere a rischio intere popolazioni di farfalle rare per il tornaconto o l’hobby di qualcuno, per questo è fondamentale applicare le normative europee e nazionali – che valgono sia per l’aquila reale che per una farfalla protetta – e creare una comunità di conservazione, che coinvolga enti locali, cittadini, ricercatori e forze dell’ordine.

Alessandro

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