Lettera aperta dei “Responsabili” al Soprintendente: il corto circuito paesaggistico ferajese

L’Associazione «Responsabilità in comune» ha inviato la seguente lettera alla Soprintendenza per i beni storici, culturali e paesaggistici delle Province di Pisa e Livorno, sottoponendo all’attenzione dell’Ente il susseguirsi di opere e interventi sul territorio portoferraiese impattanti e spesso dannosi sui beni pubblici che la Soprintendenza dovrebbe invece tutelare in concorso con gli enti locali, e in particolar modo il Comune. La stesura di questa lettera, sebbene motivata da una miriade di detti interventi e opere, è stata determinata dall’ultimo intervento ancora in corso e che tanta contrarietà ha suscitato in molteplici associazioni, studiosi o anche semplici cittadini che si sono sentiti in dovere di esprimerla. La nostra Associazione «Responsabilità in comune» è un’associazione politico-culturale che ha fra i propri intendimenti e obbiettivi anche quello di tutelare l’integrità culturale, storica e paesaggistica, oltreché ambientale del territorio elbano in generale e portoferraiese in particolare. Leggiamo sul sito istituzionale di codesta Soprintendenza che in Italia i beni culturali sono tutelati direttamente dallo Stato attraverso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

È per questo Suo alto ruolo istituzionale che ci rivolgiamo a Lei con questo accorato appello. Purtroppo, forse a causa della marginalità del nostro territorio, forse a causa delle difficoltà operative con cui sempre più fa i conti la Pubblica Amministrazione tutta, assistiamo, ormai da anni, ad iniziative ed opere che puntualmente causano un diffuso degrado del territorio urbano portoferraiese nonché danni che mano a mano divengono sempre più impattanti ai beni storici, culturali, paesaggistici ed ambientali. Per giungere alla scarsissima cura dedicata all’area archeologica della Linguella dove insistono, oltre che la Torre del Martello e gli ex Magazzini del Sale e il Museo Archeologico, le vestigia di una costruzione romana antica. Ultima in ordine cronologico, ma non di gravità è l’opera di sbancamento che sta in questi giorni avvenendo sulla collina del Lazzeretto, posta proprio sul porto commerciale e ricchissima di memorie storiche, archeologiche e culturali, seppur giacente da anni in una situazione di degrado continuo e costante.

L’occasione è data dalla rimessa in opera dell’ex capannone dell’Enel che oggi è divenuto, per effetto di iniziativa privata, un magazzino della grande distribuzione e sui piani superiori del quale è prevista l’apertura di altri esercizi commerciali ed un ristorante. Era previsto in un primo momento che la collina divenisse un parco verde, ma negli ultimi giorni si è assistito ad un progressivo disboscamento e livellamento del terreno e l’escavazione di una traccia che parrebbe preludere all’installazione di una scala mobile. Ci appare evidente che, nel meccanismo di collaborazione tra amministrazioni cui è affidata la tutela delle nostre emergenze storico-architettonico-paesaggistiche, qualche cosa, negli anni, non abbia funzionato a dovere. L’evidente impatto della struttura della «gattaia», come risultante dall’opera di ristrutturazione/ampliamento, proprio a ridosso del Bastione del Cornacchino, in bella evidenza sul limitare della darsena medicea, rappresenta un esempio recente piuttosto macroscopico di questo «corto circuito».

La storia siamo noi, recita il titolo di una nota rubrica televisiva, e in questo caso il fatto che molti degli interventi citati siano stati sentiti come una forzatura, per non dire una violenza, da parte della popolazione locale, appare significativo, al di là delle stringenti valutazioni tecniche. Noi oggi ci sentiamo di rappresentare, viste le numerose sollecitazioni giunte principalmente tramite o social network, la voce di una Portoferraio fatta di persone che chiede alle autorità preposte non tanto e non solo di tutelare delle «cose», ma di tutelare l’identità di una comunità che nella sua memoria secolare custodisce gelosamente l’orgoglio delle proprie origini. A questo punto in molti dei casi sopra ricordati è inutile intervenire, il danno è fatto.

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